“It says here that you can measure wellbeing using the GDP”
“Yes, and space-time in litres and culture in Kilos”.
(cit.)
The Importance of Being Meggy
“Nei tradizionali (Usa,Australia,Canada,Francia,Germania,Gran Bretagna)e nei nuovi (Italia,Spagna,Portogallo) paesi d’immigrazione si ritiene ,sovente,che “l’abisso culturale” tra Islam e occidente rende intrinsecamente “inassimilabili” ( e quindi da rispedire nei paesi d’origine) gli immigrati del terzo mondo il cui limite imperdonabile è di essere “diversi” dai precedenti immigrati europei (irlandesi,polacchi, tedeschi,italini, spagnoli, portoghesi) che si sarebbero invece facilmente integrati.
Non sempre le cose sono così semplici.Per esempio,dalla fine del 1800 al 1968, gli italiani sono stati i più numerosi tra gli stranieri di Francia e si piazzano al primo posto per numero di matrimoni misti e di naturalizzazioni. La loro integrazione ha attraversato un intero secolo ed è stata spesso presentata come riuscita, quasi naturalmente. Questa visione lineare dell’integrazione degli italiani (ma lo stesso vale per qualsiasi gruppo etnico) dimentica una realtà storica piena di ostacoli , odio e violenza, sfociata nel disprezzo e nella discriminazione verso gli immigrati.
Nel 1880 , gli italiani erano gli ultimi stranieri, i capri espiatori di una popolazione in preda alla prima grande crisi dell’epoca industriale. Gli italiani erano allora i “ladri di lavoro”, “i crumiri” agli ordini dei padroni, gli “Italbosches” alleati con i tedeschi. Tale campagna sistematica di odio anti-italiano ha così prodotto tre morti e decine di ferite a Marsiglia nel 1881,otto morti a Aigues-Mortes nel 1893, il saccheggio di negozi italiani a Lione dopo l’assassinio del presidente Sadi Carnot da parte di un anarchico italiano nel 1894.<<Questo assassionio (…) è stato eseguito da un italiano – e noi francesi sopportiamo senza dire niente la presenza di questi esseri infetti nelle nostre fabbriche dove rubano il posto di onesti operai francesi che sono privati del necessario per vivere.Da molto tempo ormai avremmo dovuto sbarazzarci di questi vermi italiani>>. Chi pensa che gli italiani sono sempre stati considerati “immigrati integrabili” dovrebbero rileggersi questi rapporti delle prefetture francesi.
Anche da un punto di vista della conoscenza e della comprensione delle tradizioni culturali italiane,le descrizioni francesi sono impietose: <<Se, verso mezzogiorno ,passate, nelle strade di Mont-Sant-Martin o di Villerupt,vicino ad una cantina italiana ,il vostro olfatto è sgradevolmente assalito dalla puzza di strani minestroni. Alcune vecchie signore , piene di rughe e vestite di stracci neri,preparano strane fritture in vecchie padelle. E gli animali morti non sono seppelliti normalmente, ma trovano la loro sepoltura nelle pance degli italiani, che li considerano ottimi ingredienti per i loro ragù degni dell’inferno>>.
Nel 1936, all’indomani dell’invasione dell’Etiopia, gli italiani di Francia diventano nemici e stranieri. Nel 1940 ,in seguito all’entrata in guerra dell’Italia, numerosi immigrati (non importa se amici della Francia o genitori di bambini francesi) sono stati internati nei campi di concentramento per stranieri. Quest’ostilità anti-italiana ha segnato in Francia tutta una generazione di immigrati che alla fine della guerra hanno continuato a nascondere, per paura o per vergogna le loro origini.
E’ vero che l’ultima ondata migratoria degli italiani verso la Francia (1947-1960) vissuta senza grandi ostilità sembra essere l’unica rimasta nella coscienza collettiva dell’opinione pubblica anche perchè la situazione socio-economica aveva bisogno di braccia. Ad ogni modo, anche per gli italiani di Francia, come per tutti i nuovi e “diversi” immigrati, l’integrazione è stato un processo lungo, spesso sofferto, certamente non “facile” ed automatico.”
“Il mito della “facile ” integrazione degli italiani” è stato integralmente tratto (compreso il titolo stesso del post) da “Studi emigrazione ” ,rivista trimestrale del centro studi emigrazione Roma, Settembre 2009.
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