E’ bello vedere il senso del tragico di cui hanno bisogno in molti. Nessuna condanna. Le tragedie greche svolgevano tra le tante funzioni anche quella catartico,l’identificazione con le passioni che l’attore viveva sul palco permetteva una specie di esorcizzazione di massa. Oggi, messo da parte il teatro, a favore di arti “decisamente” più nobili, quali la tv, la funzione catartica viene assolta dal Grande Fratello. Il copione è il solito da anni: magicamente dentro la casa uno dei concorrenti trova l’amore della sua vita. Nel clou della loro storia d’amore,il pubblico decide di mandare via uno dei due innamorati. E l’altro innamorato,rimasto nella casa, disperato piange giorni e notti,come se non esistesse una vita fuori dalla casa, come se fossero adolescenti al loro primo innamoramento. E gli spettatori, lì davanti allo schermo, con gli occhi sgranati e con il pensiero “perchè non sono stat* io la fortun* di quella storia d’amore?”.
Sempre seguendo la scia del dolore mediatico, in molti,si disperano per il terremoto di Haiti. Sacrosanto! Ma il sospetto della funzione catartica che Haiti assolva e non della reale solidarietà, sorge nel momento in cui si vedono comportamenti non propriamente coerenti. Del tipo,il clochard vicino casa tua è in ospedale a causa di qualcuno che gli ha dato fuoco, a te non importa, con la scusa che infondo è stata una “bravata”. A Rosarno c’è la caccia dei “negri”, a te non importa, perchè cosa c’entri tu italiano doc con i “negri”? . Del tipo: il TG5 ieri sera diceva che il governo italiano ha donato non so quanti milioni ad Haiti e te sei la chè applaudi “bravo,bravo, Berlusconi, come siamo buoni noi italiani”. Del tipo che dopo aver applaudito ti giri e dici a tua moglie: ” Maroni ha ragione sulla clandestinità, ma sai quanto costano al nostro sistema sanitario?” (del tipo,che probabilmente glielo dici in dialetto,perchè probabilmente anche se sei orgoglioso di essere italiano e lo rivendichi con tanta enfasi, l’unica lingua che sai parlare è il dialetto locale).
Per chi dice che noi con i “neri” non abbiamo nulla a che fare linko l’articolo di Massimo Fini: ” QUANDO L’AFRICA ERA DAVVERO NERA NON MORIVA DI FAME “.



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