Ero alle superiori, studiavo i grandi filosofi e di come essi insegnassero nelle università e spesso i loro corsi suscitavano poco l’interesse degli alunni ed i banchi erano vuoti. Provavo un immenso dispiacere per colui che sarebbe poi passato alla storia come un grande filosofo. E assaggiavo quello che pensavo essere il mio futuro : un paradiso intriso di cultura dove poter condividere idee.
In “tempi moderni” il genio di Chaplin avrebbe potuto tranquillamente sostituire al “gregge” dei lavoratori degli studenti e nulla concettualmente sarebbe mutato. Piccole formiche ansiose di specializzarsi nel dare esami per non si sa quale necessità sovrannaturale. Non che sentano il bisogno di “cultura” ma la necessità di essere “qualcuno”, che questa necessità passi attraverso una falsa cultura è un problema che non riguarda loro. Non solo questo preciso problema non è loro, ma il termine “problema” non entra in nessun modo in contatto con la loro essenza.
L’esistenza preconfezionata fatta di genitori fin troppo comprensivi, di amici fin troppo simili a loro, di serate in discoteca con la maglietta color Costantino rende piccoli esserini patetici. Non un perché e non un per come risveglia le menti dormenti fin da quando scorsero il primo raggio di sole.
Temo i non pazzi. L’essere di fronte alla banalità di individui “normali” mi turba profondamente. Proverebbero un briciolo di passione se della corrente elettrica attraversasse il loro corpo? Si, deve essere così! …..Almeno per non turbare l’equilibro della mia psiche.
La mia università è un edificio dei tempi del fascismo(adibito a non so quale uso), perfettamente lineare e concepito in maniera antitetica a tutto ciò che può essere barocco. Credo che la scelta non sia stata casuale.
I piccoli soldatini universitari hanno colletti di camicie eleganti che fuoriescono da magliette griffate. I futuri manager si danno importanza in questo modo. Altri non se danno, ma non per modestia, è più la coscienza di qualcuno che non sa di essere al mondo.
Le aule trasbordano di scolaretti amanuensi che, se proprio devono dare un loro contributo, ricopiano le slides.
L’ora di economia monetaria è nel piano di studi di pochi. Questo permette al professore di interagire e fare domande come questa : “ voi pensate che il trasferimento della produzione nei paesi dell’est abbia delle conseguenze sociali ?”. Iniziano lunghi minuti di silenzio in attesa che qualcuno dia una propria opinione.
Poichè,almeno per educazione,rispondo sempre alle domande : “Si certo vi sono conseguenze sociali perché per come la penso io l’imprenditore sfrutta la manodopera a basso costo”
Il professore: “lei pensa o sa?”. ( e dopo questo tentativo di mettermi in difficoltà l’espressione mia era da “non provi a fare questi giochetti stupidi con me”).
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E Come prevedibile ho iniziato a sentire alle mie spalle risatine. Quelle risatine da idioti che fanno i bimbi per dispetto quando le mamme li sgridano. E immagino i commenti “eccola, la comunista sfigata che vuole difendere gli operai”. E detto tra noi io non mi ritengo comunista ,vorrei soltanto un mondo più equilibrato.
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Io: “credo in base a quello che ho letto, ed in base alle informazioni che ho, probabilmente se vivessi lì avrei un altro punto di vista….”
Professore: “allora perchè i lavoratori fanno la fila fuori per lavorare in queste aziende?”
Io : “ Non hanno alternative valide, a livello concettuale è come il bambino che va a lavorare in miniera”.
Professore: “ Ma lei dice che vengono pagati poco in base agli standard di vita Italiani o in base a quelli dei loro paesi?”.
Io: “ Rispetto ai loro standard e rispetto alle condizioni di lavoro….”
Avrei voluto continuare e spiegare il mio punto di vista. Non perché lo ritengo universalmente valido ma per potermi confrontare. Avrei voluto aggiungere che in molti paesi i lavoratori hanno una percezione dei diritti che loro spettano minore rispetto ai paesi dell’Europa occidentale, e magari anche se sono pienamente convinti dei loro diritti subentrano tante questioni politiche come può essere la mancanza di un sindacato forte, e che comunque non possiamo banalizzare la questione dicendo “ma loro fanno la fila fuori”.
Come non pensare a Ford e al Fordismo, e a quando gli operai la mattina si mettevano davanti ai cancelli della fabbrica per essere scelti giornalmente, perché non vi era un contratto. E la selezione seguiva criteri assolutamente meritocratici: veniva lanciata una mela, chi riusciva a dimostrare capacità atletiche cogliendo la mela al volo veniva assunto per un giorno. Che dire professore? “perché facevano la fila fuori ai cancelli se non era conveniente lavorare per Ford?”
Professore: ”Signorina lei lo sa che le ricerche dimostrano che le imprese che vengo dall’estero,anche in Italia, e producono ciò che produce uno stesso produttore autoctono in media pagano di più i loro lavoratori?”.
Quali lavoratori? Gli operai… o gli impiegati…. o i manager?
E il professore inarrestabile continuava “ insomma una conseguenza sociale è che le aziende con la crisi si trasferiranno sempre più nei paesi dell’est, e attenzione perché avranno bisogno di figure manageriali che sapranno operare non solo a livello locale ma internazionale”.


4 comments
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Febbraio 28, 2009 a 12:27 am
chiaradinotte
Ciao Meggy, cos’e’ un test? Un quiz?
Allora la risposta e’: Il professore e’ un cretino.
E’ un cretino perche crede che la crisi sia settoriale e transitoria e non globale e profonda come invece e’, e crede che le aziende, trasferendosi saltabellando da un Paese all’altro, utilizzando mano d’opera a basso costo, possano reggere all’impatto dell’asteroide sociale che colpira’ la Terra nei prossimi due anni.
Si’ certo, in Macrdonia la mano d’opera costera’ di meno che in Svezia ma le imprese in Macedonia dovranno assoldare centinaia di mercenari e costrure mura possenti intorno alle loro fabbriche per difendersi dalle sommosse causate dal malcontento.
In certi Paesi non sara’ piu’ sicuro avere investimenti perche’ in qualsiasi momento potrebbe cambiare il clima politico con un radicalizzarsi della situazione su posizioni estremiste.
I nuovi schiavisti del terzo millennio, ancora non hanno capito che la “pacchia” e’ finita,. Ancora pochi mesi ed i manager, piu’ che dei loro “compensi”, dovranno preoccuparsi di non finire in galera.
Febbraio 28, 2009 a 11:52 am
pmeggy
Cara Klara
sicuramente il professore aveva ragione sul fatto che a livello di assettici industriali le cose cambieranno. Ma non si sa come….o meglio gli analisti dovrebbero saperlo ma ancora non ci hanno illuminato a riguardo. Però effettivamente anch’io ritengo impossibile che si continui nella strada della produzione all’estero….
Per quanto riguarda i manager la mia paura è che come sempre in Italia quelli che veramente dovranno rispondere per ciò che hanno fatto potranno tranquillamente appellarsi a qualche lodo. Tempo fa era stato introdotto in mezzo a tante leggi da votare una norma salva-manager.Peccato che a Tremonti sia andata male, qualcuno della sinistra se ne accorto (Di Pietro) e non l’hanno più votata.Non l’ho seguita più la vicenda e non so se alla fine le hanno cambiato il nome e l’hanno approvata uguale…..
Ciao.
Febbraio 28, 2009 a 9:43 pm
chiaradinotte
Cara Meggy, i lodi per quanto possano essere furbescamente votati, non salvano dai forconi quando la gente e’ incazzata.
Si parla gia’ di pericolo di default per Irlanda e Grecia (guarda caso entrambe governate dal centro-destra). Sembra che avranno problemi a rimborsare i loro titoli di stato in scadenza nel 2009.
Io lo so, ma lo sanno anche loro, che l’Italia, finanziariamente, non sta molto meglio dell’Irlanda e gia’ adesso la gente sta fuggendo dai titoli di stato italici non rinnovando le sottoscrizioni, tanto che lo stato italiano deve innalzare almeno dello 0.25 il tasso d’interesse riconosciuto ai sottoscrittori e prossimamente dovra’ innalzarlo ulteriormente se vorra’ competere con i titoli di stato tedeschi e francesi, considerati piu’ sicuri.
Tutto cio’ mi ricorda molto quello che alcuni anni fa accadde in Argentina e chi crede che l’appartenenza all’Europa possa evitare un default nazionale, si sbaglia.
Marzo 1, 2009 a 1:29 pm
pmeggy
Cara Klara
“Tutto cio’ mi ricorda molto quello che alcuni anni fa accadde in Argentina”
c’era un mio amico argentino che tempo fa mi disse “l’Italia farà la stessa fine dell’Argentina”. Eh si, aveva proprio ragione.
Ciao