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Io vado in Germania
Dicembre 19, 2009 in Il Sociale | Tags: donna dell'est, italia, prostituzione, razzismo | 1 commento
“Sai,io penso di andare in Germania. Qua in Italia qualsiasi cosa faccia rimarrò sempre una “donna dell’est”. Una mia amica dell’est dixit.
Sapete, credo sia in atto un meccanismo psicologico simile a quello che accade con i bambini. Gli psicologici (che ultimamente iniziano a darmi leggermente fastidio, poiché analizzano “noi del web” come malati, borderline, emarginati sociale: ma questa è un altra storia) dicono che a fuoria di educare i bambini più vivaci a suon di “sei un bambino cattivo”, questi bimbi alla fine diventano veramente così. Il motivo è semplice: vogliono riconoscersi nello status di “bambino cattivo” che il genitore affibbia loro. Ecco! Con gli stranieri accade la stessa cosa. Non che a furia di dare del criminale ,lo straniero diventi criminale, ma alla fine chi rimane qua lo è. Lo è per due motivi principalmente. Il primo è noto a tutti, anche Travaglio l’ha sottolineato, i criminali sanno che in Italia la certezza di pena è variabile come il tempo in Aprile. Nessuna certezza,insomma: piove,non piove,forse si,forse no. Forse si, ma nel caso dura poco.
Poi un altro motivo per cui in Italia non rimane chi vale: non ha nessuna possibilità di integrarsi. Dunque se vogliamo parlare di “selezione” di buoni immigrati, gli Italiani fanno di tutto per selezionare i peggiori. Scrivono di noi sui giornali come se noi non esistessimo. Vi cito una serie di frasi apparse sui giornali: da notare che si parla di ” immigrati” come un ‘entità lontana nello spazio e nel tempo con cui non si ha la possibilità di comunicare per sentire il loro parere:
“Basta con le scuole piene di immigrati”
“Carta di soggiorno,gli immigrati paghino”
“Milano premia i “cacciatori” di immigrati”
“La sinistra di Rovigo paga, gli immigrati se ne vanno”.
E termino qui, ma si potrebbe continuare (quasi) all’infinito.
Insomma, fanno di tutto per stereotipizzarci. Nel caso in cui uno che viene dall’estero sia effettivamente come lo stereotipo vuole che sia ,non ha nessuno motivo per fuggire dall’Italia. Anzi, si sente compreso come non mai. Si sente capito così com’è sia dalle leggi (che non pongono un limite ai suoi istinti criminali) sia dalle persone che con lo stereotipo fanno di lui ciò che è. Dunque, il delinquente straniero non avrebbe nessuno motivo per spostarsi dall’Italia.
Seguendo questo ragionamento logico, proviamo a immaginare una persona che viene dall’estero con la sola intenzione di lavorare. Ovunque si giri, noterà lo sguardo di disprezzo “io sono russa”, “io sono albanese”. Noterà uomini pronti ad aprire le braccia, ma non per aiuto, perchè pensano di aver trovato una donna pronta ad “amarli”. Perchè lei è dell’est. Lei viene da lontano. Lei cosa può essere venuta a fare qua? La prostituta. E alla fine qua rimangono le prostitute, perchè chi non lo è, nell’immaginario delle persone lo diventa comunque . Che prospettive ha una donna venuta dall’est che non vuole prostituirsi qui in Italia? Andare all’estero.
Il discorso,ovviamente, è valido per chi è venuto in Italia da adulto.Io sono un altra generazione, io sono cresciuta qua, e non paura ad affrontare i pregiudizi della gente. Non ho paura di lottare pacificamente per dire “no,non faccio la prostituta”.
Wellbeing
Ottobre 29, 2009 in Il Sociale | Tags: benessere, PIL | Lascia un commento
“It says here that you can measure wellbeing using the GDP”
“Yes, and space-time in litres and culture in Kilos”.
(cit.)
Osimo e l’umano albanese di turno
Ottobre 14, 2009 in Il Sociale | Tags: albanese, marche, osimo, razzismo | 2 commenti
La notizia a cui sono dedicate le mie riflessioni potete leggerla cliccando qui:
Osimo, padre accoltella la figlia perchè si fidanza con un albanese.
La vicenda di cronaca non ha dell’incredibile: è una storia di disperazione e di razzismo. La disperazione di un padre stanco di dover supportare(o di aver supportato) una figlia con un bambino senza padre. Il razzismo di un uomo che crede di poter risolvere i suoi problemi famigliari eliminando l’albanese di turno dalla sua vita. Quante giovani donne in Italia vengono abbandonate dopo la nascita di un bambino? Non mi sembra che questi codardi (non saprei come definirli diversamente) abbiano tutti la patente dell’albanesità. Ovviamente, come detto in altre occasioni, luoghi comuni, mass-media, campagne d’odio portano ad associare il marcio della società unicamente con lo straniero.
Le Marche, se vogliamo proprio fare un discorso in generale, ed in particolare la zona in cui è avvenuta l’aggressione verso la giovane donna, non sono immuni dal razzismo. Il caso di cronaca in questione è ovviamente un caso estremo, ma piccoli episodi di xenofobia materializzati nella forma di disprezzo verso lo straniero sono diffusi. E diffusi sono anche (in misura minore) le storie di relazioni “miste” che i genitori del ragazz* italian* non approvano,unicamente per l’origine del partner.
Vi avevo un pò ti tempo fa raccontato la mia personale “avventura” al ristorante,seduta vicino a un individuo poco degno di nota proprio nelle vicinanze di Osimo : “un albanese” al tavolo affianco.
Tornando al discorso dei mass-media e mezzi d’informazione quello che subito m’è balzato agli occhi, cosa che ovviamente ho notato in più occasioni, è la mancanza del termine “ragazz*” prima dell’aggettivo di nazionalità. In questo modo, il protagonista di storie di cronaca tramite le penne e grazie alle penne dei giornalisti perde la sua connotazione umana, diventando l’altro, l’albanese e nulla più. L’utilizzo delle parole che i giornalisti fanno è importante, in quanto le parole non sono dadi lanciati al loro destino, ma nascondono concetti. Per poter trasmettere concetti in maniera corretta è necessario scriverli in maniera corretta. Se nell’analisi della realtà partiamo con il dire che” l’albanese” in questione è un essere umano in primis, e poi un individuo che proviene dall’Albania, il giudizio critico dato agli avvenimenti sarebbe senz’altro equilibrato dall’empatia e dalla comprensione.
Quando ero piccola e le maestra raccontava della shoa, io mi chiedevo come fosse possibile che un uomo,un animale dotato di razionalità, potesse arrivare a tanto? Poi ho capito: identificare l’altro con il nemico, con un simbolo che ci convincono esserci ostile è l’escamotage mentale che funziona, che abbatte quella razionalità che ancora conserviamo( ne è rimasta molta poca in realtà).
Per ultimo ipotizzo/descrivo come la società mediatica e politica ha interpretato o possa interpretare questo episodio.
Non so se il Tg1 della sera in cui è avvenuta l’aggressione abbia trasmesso la notizia, purtroppo non sono riuscita a vederlo per intero, di sicuro non era tra le prime notizie. Immaginatevi se fosse stato il padre islamico il colpevole e non l’uomo napoletano : ” fondamentalista islamico aggredisce la figlia perchè fidanzata con un Italiano” . L’accento del servizio televisivo sarebbe caduto sui musulmani che proprio non voglio integrarsi.
Altra ipotesi: la Lega, data l’origine napoletana della famiglia, potrebbe esclamare : “l’abbiamo sempre detto noi che i terroni puzzano e sono una razza inferiore ” . E tutte queste affermazioni mentre Savini in sottofondo canta la sua canzoncina preferita: Matteo Savini, parlamentare Lega Nord, ubriaco canta cori razzisti.
Bruno Vespa nel suo teatrino ci dirà che vuoi per un motivo (padre islamico esaltato) vuoi per un altro (padre napoletano esaltato) le relazioni bastarde (quelle insomma non tra gente di razza pura) non funzionano.
E tanti altri ed eventuali casi di rigiramento della frittata senza che nessuno parli di deriva razzista, senza che nessuno metta sul banco degli imputati gli “imprenditori del razzismo”*.
*Per ulteriori spiegazione sugli “imprenditori del razzismo” potete leggere il mio precedente post : Futuro sporco.
Futuro sporco
Ottobre 2, 2009 in Il Sociale | Tags: Annamaria Rivera, lega nord, Nigeriana, razzismo, Regole e roghi, roma | 1 commento
Sapevamo tutti che sarebbe successo.
Nel silenzio del terrore per quel che sarebbe potuto avvenire, abbiamo taciuto. Qualcuno si è ribellato: in maniera educata. Siamo probabilmente troppo terrorizzati dall’immaginario del futuro che ci aspetta.
Un piccolo assaggio di futuro,eccolo :
Chiede di non fumare sul bus, nigeriana presa a schiaffi e insultata
Il passato dell’altro ieri non possiamo far finta di averlo dimenticato. Un’ Italia sull’orlo del baratro tra emergenze sbarchi ed emergenze “lavavetri“ che s’è liberata magicamente di tutto il marcio, dopo l’approvazione del pacchetto sicurezza(!)
Il presente che viviamo è quello che l’altro ieri consideravamo futuro e possiamo analizzarlo nell’ottica della realizzazione consequenziale di ciò che il passato ci ha lasciato in eredità.
E dunque, eccolo il futuro nelle due bimbine di 14 e 15 anni che coronano una discussione con “Brutta negra”. Loro, e non solo loro, hanno inalato i veleni della xenofobia ,difficilmente rielaborabili criticamente in assenza di modelli positivi che puntino all’integrazione.
Dalla palla magica dei miei pensieri cerco di intravedere quello che possono divenire umani che crescono con impulsi d’intolleranza.
Diamo un po’ di fiducia alle anime adolescenziali . Chi non è cambiato nel corso del tempo? Certo è che dal niente nasce niente, dalla povertà intellettiva non nasce nulla, e da una società pullulante di “Imprenditori del razzismo” * cosa potrà fiorire?
Pensate,che una delle due ragazze, da quello che giornali autorevoli riportano, è ucraina. Non so la storia di questa ragazzina, non so quanto possa sentirsi Italiana o sentirsi straniera, ma non si può negare la sua origine. E lei dovrebbe essere conscia della sua origine. Ma a quanto pare non lo è. Si sentirà felicemente fuori da quel sistema perverso che vorrebbero non solo Italiani contro Stranieri, ma stranieri contro stranieri, bianchi contro neri, neri contro neri, e bianchi contro bianchi. Ci hanno provato con la storia dei “clandestini”, ci hanno provato quando hanno detto che la tassa sul permesso sarebbe servita a pagare il rimpatrio dei sans-papier , sperando nella reazione arrabbiata degli stranieri con le carte in regola. Hanno tentato in vari modi il Divide et Impera. Ci sono riusciti? Se si, in quale misura ?
Una cosa non si può negare: la tendenza della società ad assumere le sembianze di uno zoo senza gabbie,senza freni inibitori dati dal rispetto e dall’umanità, dove animali inferociti,istigati da nuove-vecchie retoriche si danno al cannibalismo.
Lei , ucraina, potrebbe perfettamente essere vittima di razzismo, diventa a sua volta carnefice. Ignorando come si rotoli, per volontà propria o altrui, da una posizione all’altra : da vittima a carnefice, da carnefice a vittima. L’essere umano, nella sua miseria intellettiva, crede di non doversi mai ritrovare dalla parte di colui che deve difendersi, e su questa convinzione fonda l’arroganza di comportamenti antisociali.
Dando un’ occhiata ai commenti sparsi per il web, si leggono lamentele per un eccesso di “politicamente corretto”. Ovvero, troppo risalto a una notizia in cui il “diverso” appare come vittima. Troppo risalto!come la mettiamo quando è lo straniero che si comporta male?Tutti quei innumerevoli casi di inciviltà straniera li aboliamo così? Dando una notizia di cronaca della xenofobia?
Non sono di certo io a dover difendere le gesta maldestre dei non-italiani. E non credo nemmeno che bisogna difendere o giustificare eccessivamente gesti non corretti sotto il profilo giudiziario, civile e sociale.
Quello che vorrei far notare è l’atteggiamento pregiudiziale con il quale si approcciano i sostenitori del non-siamo-troppo-politicamente-corretti alle
notizie coinvolgenti immigrati: cercando di neutralizzare il probabile status di vittima o parte offesa dell’immigrato. Gesti d’intolleranza o di xenofobia vengono declassati a puro risarcimento. Come a dire : qualche “diverso” (leggi straniero) dovrà pagare le colpe di altri ,“diversi” come lui. Non perché ne sia individualmente responsabile : un “negro” (mi scuso per la parola, usata per far capire meglio una certa mentalità) incensurato e un “rumeno” delinquente in quanto “stranieri” sono accumunati dalla loro “diversità” . La “diversità” non tra di loro ma rispetto all’Italiano, sembra renderli fatalmente destinati a ripulire uno le colpe dell’altro, in nome della diversità cosi uguale che li accomuna.
* L’espressione “imprenditori del razzismo” è tratta dal libro dell’antropologa Annamaria Rivera: “Regole e roghi _ Metamorfosi del razzismo”. Tra gli imprenditori del razzismo l’antropologa annovera i politici della Lega Nord la quale esercita “pedagogia razzista di massa e per le masse “ (citazione tratta a sua volta da G. Amato, Bingo Bongo) , e influenza “le politiche istituzionali e la produzione normativa”.
Svendesi dignità in cambio di rispetto razzista
Settembre 29, 2009 in Il Sociale | Tags: italia, lavoro, razzismo, stranieri | 1 commento
Il razzismo si percorre su due diverse strade : interconnesse, amalgamate, imparentate.
C’è il razzismo delle camicie nere,dei cuori neri, degli squadristi e dei manganelli. La cronaca nera ne parla, dai giornali ai mass media. I giornalisti negli studi televisivi mostrano la loro maschera di dolore per il sangue versato dalle giovani vittime, come Abba. E dietro le rughe della maschera c’è il sottile piacere di dover imporre al grande pubblico l’unica forma di razzismo da condannare: quella spettacolarizzabile.
Qualche lacrimuccia per Abba, per il racconto eroico fatto di questo ragazzo, l’hanno versata tutti. Dalle Alpi agli Appennini ,anche i sostenitori del “no immigrazione”,probabilmente ,per qualche istante si sono commossi. Dosi massicce di scene da film di mafia, film su carabinieri e simili, hanno reso tutto subordinabile al “morto che ci scappa”. Dunque, di razzismo se ne parla solo in seguito al morto. Parlare di razzismo senza nessun cadavere è sconfinare nella metafisica. Almeno questo è quello che vorrebbero farci credere: una lenta manipolazione della coscienza popolana avente come scopo quello di sminuire un altro tipo di razzismo, quello “educato“.
Un esempio di razzismo da gente per bene viene a galla dal seguente rapporto Censis:
Immigrati meno lavoro più discrimazione.
L’esclusione dal mercato del lavoro degli stranieri, in tempo di crisi, è stato un ulteriore colpo di genio di chi ci governa. Tra un messaggio subliminale e uno esplicito hanno imposto alle coscienze la necessità di una solidarietà selettiva. Un solidarietà indirizzata a chi non può considerarsi estraneo alla nostra società, dunque lo straniero viene automaticamente escluso. Il giochetto dell’escludi lo straniero, oltre a ricadere sul soggetto a cui non viene data la possibilità di lavorare, ricade su chi è già attivo nel mondo del lavoro. Lo straniero spaventato all’idea di ritrovarsi senza un lavoro a causa della propria nazionalità,non potendo fare affidamento sulle finanze del papi o della mami,sarà più ricattabile. Ed essere ricattabili serve alla nostra economia di mercato. Dal razzismo “educato “ si passa al razzismo subdolo. Il razzismo subdolo è sostenere i gesti del razzismo educato con frasi del tipo “ Ma se non ti sta bene, se disprezzi tanto l’Italia perché non ritorni nel tuo Paese?”. O detto altrimenti “ se ami l’Italia sei il benvenuto, altrimenti no”.
Io sono realmente(!) commossa della visione dell’amore che hanno questi razzisti per bene. Infondo sono dei romanticoni! Vorrebbero farci credere che l’amore dato all’oggetto amato debba essere acritico. Se cosi fosse saremmo in presenza di una visione non lucida che sconfinerebbe, nel nostro caso, nel nazionalismo più estremo. Loro saranno pur contenti dei loro estremismi da quattro soldi, ma chi l’intelletto lo usa, no.
Dovremmo trattare l’Italia come la donna-angelo della nostra salvezza terrena. Dovremmo porgere la guancia destra e la guancia sinistra alle varie sottocategorie di razzisti, solo così potremo dimostrare l’amore per l’Italia.
Dovremo svendere la dignità di umano per avere un po’ di rispetto razzista.
Dovremmo accettare muti la discriminazione, le botte ricevute e gli insulti gratuiti, perché secondo loro, questo è l’unico modo possibile per amare l’Italia.
Quale Italia? La presunzione del razzista è anche questa. Sono convinti che loro e il loro razzismo rappresentino l’Italia, in maniera unica e inequivocabile . Quando invece sono burattini di rigurgiti passati e non vedono la società che evolve, e con essa cittadini Italiani che condannano il razzismo.
E finché avrò la possibilità di scegliere l’Italiano affianco al quale lottare, di sicuro non sceglierò tra la vasta gamma di razzisti, calpestando la mia dignità.


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