Per chi mi segue ancora su questo blog, volevo avvisarvi che mi sono trasferita qui: www.migenaproi.wordpress.com

“Sai,io penso di andare in Germania. Qua in Italia qualsiasi cosa faccia rimarrò  sempre una “donna dell’est”. Una mia amica dell’est dixit.

Sapete, credo sia in atto un meccanismo psicologico simile a quello che accade con i bambini. Gli psicologici (che ultimamente iniziano a darmi leggermente fastidio, poiché analizzano “noi del web” come malati, borderline, emarginati sociale: ma questa è un altra storia) dicono che a fuoria di educare i bambini più vivaci a suon di “sei un bambino cattivo”, questi bimbi alla fine diventano veramente così. Il motivo è semplice: vogliono riconoscersi nello status di “bambino cattivo” che il genitore affibbia loro. Ecco! Con gli stranieri accade la stessa cosa. Non che a furia di dare del criminale ,lo straniero diventi criminale, ma alla fine chi rimane qua lo è. Lo è per due motivi principalmente. Il primo è noto a tutti, anche Travaglio l’ha sottolineato, i criminali sanno che in Italia la certezza di pena è variabile come il tempo in Aprile. Nessuna certezza,insomma: piove,non piove,forse si,forse no. Forse si, ma nel caso dura poco.

Poi un altro motivo per cui in Italia non rimane chi vale: non ha nessuna possibilità di integrarsi. Dunque se vogliamo parlare di “selezione” di buoni immigrati, gli Italiani fanno di tutto per selezionare i peggiori. Scrivono di noi sui giornali come se noi non esistessimo. Vi cito una serie di frasi apparse sui giornali: da notare che si parla di ” immigrati” come un ‘entità lontana nello spazio e nel tempo con cui non si ha la possibilità di comunicare per sentire il loro parere:

“Basta con le scuole piene di immigrati”

“Carta di soggiorno,gli immigrati paghino”

“Milano premia i “cacciatori” di immigrati”

“La sinistra di Rovigo paga, gli immigrati se ne vanno”.

E termino qui, ma si potrebbe continuare (quasi) all’infinito.

Insomma, fanno di tutto per stereotipizzarci. Nel caso in cui uno che viene dall’estero sia effettivamente come lo stereotipo vuole che sia ,non ha nessuno motivo per fuggire dall’Italia. Anzi, si sente compreso come non mai. Si sente capito così com’è sia dalle leggi (che non pongono un limite ai suoi istinti criminali) sia dalle persone che con lo stereotipo fanno di lui ciò che è. Dunque, il delinquente straniero non avrebbe nessuno motivo per spostarsi dall’Italia.

Seguendo questo ragionamento logico, proviamo a immaginare una persona che viene dall’estero con la sola intenzione di lavorare. Ovunque si giri, noterà lo sguardo di disprezzo “io sono russa”, “io sono albanese”. Noterà uomini pronti ad aprire le braccia, ma non per aiuto, perchè pensano di aver trovato una donna pronta ad “amarli”. Perchè lei è dell’est. Lei viene da lontano. Lei cosa può essere venuta a fare qua? La prostituta. E alla fine qua rimangono le prostitute, perchè chi non lo è, nell’immaginario delle persone lo diventa comunque . Che prospettive ha una donna venuta dall’est che non vuole prostituirsi qui in Italia? Andare all’estero.

Il discorso,ovviamente, è valido per chi è venuto in Italia da adulto.Io sono un altra generazione, io sono cresciuta qua, e non paura ad affrontare i pregiudizi della gente. Non ho paura di lottare pacificamente per dire “no,non faccio la prostituta”.

La notizia a cui sono dedicate le mie riflessioni potete leggerla cliccando qui:

Osimo, padre accoltella la figlia perchè si fidanza con un albanese.

La vicenda di cronaca non ha dell’incredibile: è una storia di disperazione e di razzismo. La disperazione di un padre stanco di dover supportare(o di aver supportato) una figlia con un bambino senza padre. Il razzismo di un uomo che crede di poter risolvere i suoi problemi famigliari eliminando l’albanese di turno dalla sua vita. Quante giovani donne in Italia vengono abbandonate dopo la nascita di un bambino? Non mi sembra che questi codardi (non saprei come definirli diversamente) abbiano tutti la patente dell’albanesità. Ovviamente, come detto in altre occasioni, luoghi comuni, mass-media, campagne d’odio portano ad associare il marcio della società unicamente con lo straniero.

Le Marche, se vogliamo proprio fare un discorso in generale, ed in particolare la zona in cui è avvenuta l’aggressione verso la giovane donna, non sono immuni dal razzismo. Il caso di cronaca in questione è ovviamente un caso estremo, ma piccoli episodi di xenofobia materializzati nella forma di disprezzo verso lo straniero sono diffusi. E diffusi sono anche (in misura minore) le storie di relazioni “miste” che i genitori del ragazz* italian* non approvano,unicamente per l’origine del partner.

Vi avevo un pò ti tempo fa raccontato la mia personale “avventura” al ristorante,seduta vicino a un individuo poco degno di nota proprio nelle vicinanze di Osimo : “un albanese” al tavolo affianco.

Tornando al discorso dei mass-media e mezzi d’informazione quello che subito m’è balzato agli occhi, cosa che ovviamente ho notato in più occasioni, è la mancanza del termine “ragazz*” prima dell’aggettivo di nazionalità. In questo modo, il protagonista di storie di cronaca tramite le penne e grazie alle penne dei giornalisti perde la sua connotazione umana, diventando l’altro, l’albanese e nulla più. L’utilizzo delle parole che i giornalisti fanno è importante, in quanto le parole non sono dadi lanciati al loro destino, ma nascondono concetti. Per poter trasmettere concetti in maniera corretta è necessario scriverli in maniera corretta. Se nell’analisi della realtà partiamo con il dire che” l’albanese” in questione è un essere umano in primis, e poi un individuo che proviene dall’Albania, il giudizio critico dato agli avvenimenti sarebbe senz’altro equilibrato dall’empatia e dalla comprensione.

Quando ero piccola e le maestra raccontava della shoa, io mi chiedevo come fosse possibile che un uomo,un animale dotato di razionalità, potesse arrivare a tanto? Poi ho capito: identificare l’altro con il nemico, con un simbolo che ci convincono esserci ostile è l’escamotage mentale che funziona, che abbatte quella razionalità che ancora conserviamo( ne è rimasta molta poca in realtà).

Per ultimo ipotizzo/descrivo come la società mediatica e politica ha interpretato o possa interpretare questo episodio.

Non so se il Tg1 della sera in cui è avvenuta l’aggressione abbia trasmesso la notizia, purtroppo non sono riuscita a vederlo per intero, di sicuro non era tra le prime notizie. Immaginatevi se fosse stato il padre islamico il colpevole e non l’uomo napoletano : ” fondamentalista islamico aggredisce la figlia perchè fidanzata con un Italiano” . L’accento del servizio televisivo sarebbe caduto sui musulmani che proprio non voglio integrarsi.

Altra ipotesi: la Lega, data l’origine napoletana della famiglia, potrebbe esclamare : “l’abbiamo sempre detto noi che i terroni puzzano e sono una razza inferiore ” . E tutte queste affermazioni mentre Savini in sottofondo canta la sua canzoncina preferita: Matteo Savini, parlamentare Lega Nord, ubriaco canta cori razzisti.

Bruno Vespa nel suo teatrino ci dirà che vuoi per un motivo (padre islamico esaltato) vuoi per un altro (padre napoletano esaltato) le relazioni bastarde (quelle insomma non tra gente di razza pura) non funzionano.

E tanti altri ed eventuali casi di rigiramento della frittata senza che nessuno parli di deriva razzista, senza che nessuno metta sul banco degli imputati gli “imprenditori del razzismo”*.

*Per ulteriori spiegazione sugli “imprenditori del razzismo” potete leggere il mio precedente post : Futuro sporco.

A che gioco vogliono farci giocare?
Io me lo chiedo spesso.
Noi che siamo i criminalizzati quale parte dobbiamo giocare.

Siamo come oggetti colti dal degrado della vecchiaia. Qualunque sistemazione non è mai idonea. Non lo è nel lungo periodo. Prendiamo polvere. Con il panno umido fradicio di retorica i Governi che s’alternano ci rispolverano, come manichini inermi ci truccano, ci pettinano e ci mettono in bella mostra.

Siamo la preda perfetta. Un bottino da guerra elettorale. Siamo bambole di cera che con occhi spalancati osservano il teatro grottesco della politica italiana. Muti.Abbiamo voce soffocata dal vomito del fanatismo di Stato.

Il fanatismo nato dalle migliori intenzioni: “la cura al razzismo è Maroni”.Possiamo sempre consolarci. Siamo castigati per troppa bontà di Stato.Nulla di personale,insomma.
Aiutano la nostra integrazione con la criminalizzazione.E se nemmeno questo ci consolasse, dobbiamo pensare che loro lo fanno per il loro “popolo”.

L’indifeso popolo italiano ha scelto la maschera del giustiziere: “noi italiani siamo buoni ma non fateci incazzare, se no diventiamo razzisti”.
Eccolo! Il vizietto dell’italiano mediocre: confondere se stesso con le Istituzioni Statali.

Lo straniero non ha bisogno della bontà del “noi italiani“. Non trema di paura se gli Italiani s’incazzano. Ha bisogno di rappresentazione politica. Di diritti garantiti.

La Politica, quella fatta di norme tra i banchi del parlamento, è mai stata buonista?
La storiella del buonismo è stata la strategia per approvare norme da bluff.
L’Italia ha rinunciato al buonismo di Stato prima di provarci.

A che gioco vogliamo giocare?
Ora che il nemico clandestino è rimasto intrappolato tra le tele del cattivismo, come vorranno usarci?

l’immigrato regolare dai troppi diritti: ecco il nuovo abito da farci indossare.
Lo sa bene l’assessore leghista della giunta regionale Lombarda,Davide Boni.

Qui potete leggere la notizia:

Davide Boni fa richiesta come tranviere in Atm dopo l’accoglimento del ricorso del ragazzo marocchino

Atm: ragazzo marocchino fa un ricorso contro il regio decreto del 1931 che gli vieta l’assunzione

Il leghista fa le ripicche.
Lui,marocchino,elettricista qualificato ha osato farsi assumere dall’Atm,perché io no,cosa ho io che non va,avrà pensato.

Sorvolando sul fatto che in Italia le norme del 1931 non sono state ancora sostituite con altre al passo con i tempi,puntualizziamo alcuni concetti.

Essere “discriminati” per l’età non è una discriminazione, nel vero senso della parola.
In primis l’età non è un fattore relativo a  una sola parte della popolazione e ,dunque, per definizione non può essere discriminante.
Poi, nel momento in cui viene “discriminato” qualcuno in base all’età ovviamente non vi può essere nessuna cattiveria. Vi è solo la necessità di assumere lavoratori che possano sopportare la stanchezza o la fatica fisica.

Lo so che voi siete leghisti e ce l’avete sempre duro, ma noi altri umani iniziamo a sentire qualche acciacco dopo una certa età.

Si può contestare il limite d’età imposto per l’assunzione di determinati lavori ritenendolo ingiusto, ma di sicuro non lo si può ritenete “discriminante”.

E’ invece discriminante essere idonei a una determinata mansione,ma non essere assunti perché stranieri.

Nel loro calderone di ideologia pressappochista i Leghisti tentando di mescolare tutto.
E di farci sentire sempre più soli.

Le Istituzioni statali non hanno né tempo né voglia di occuparsi di noi. Siamo il gregge di pecore che viene lasciato pascolare per procurarsi del cibo,nulla di più.

Le Istituzioni giuridiche tentano di applicare alle varie controversie principi di equità. Ma a quanto parte i leghisti non si accontentano di tenere ostaggio un intero Governo, vorrebbero ora essere loro stessi Giudici.

I messaggi subliminali (ma non tanto) sono chiari: La Lega proprio non ci vuole. Clandestini o non l’unico ruolo che possiamo svolgere nella Società Italiana è essere oggetto dell’ ideologia da inizio novecento della Lega.

La politica dei sempliciotti gode di ottima salute, curata con ufficio stampa e spot televisivi detti tiggì.
L’apparato industriale in tempo di guerra funziona unicamente per produrre armi,sacrificando gli altri bisogni di cui il popolo necessita; allo stesso modo la stampa nostrana sforna articoli o servizi per coprire,sminuire, ingigantire se fa comodo, le gaffe dei nostri Onorevoli. La parola chiave di una certa Stampa è “emozionare”, tralasciando implicazioni con i Fatti. Informare, con la I maiuscola ,è superfluo.

Giornalisti e uomini di Destra non reputano necessario usare il raziocinio nell’analisi della realtà. D’altronde, le gocce di sudore necessarie a fare politica, o a fare il proprio lavoro dignitosamente, in Italia non sono poi così richieste. E’ necessario individuare le parole con le quali demonizzare il capro espiatorio del momento e usarle a mò di prezzemolo; sfruttare il maschilismo imperante e dar sempre di sé la figura del latin lover; farsi forte con i deboli , mentre si emanano leggi che proteggono i prepotenti.

La vasta gamma di vocaboli di cui gode la lingua italiana non è ,tuttavia ,sufficiente.
Si ricorre a servizi televisivi strappalacrime e melodrammatici, nella speranza di indurre il telespettatore a sentirsi vittima del caos mondiale. E l’uomo spaventato ,si sa, diventa sciocco.
Si ricorre ad articoli che tocchino le corde emotive del lettore. Spesso centrano l’obiettivo, altre volte le uniche corde che toccano sono quelle dell’Indignazione.

Ad avere un minimo di senso critico ci si indigna a leggere questo articolo :

Una giornata con il leghista Salvini. La politica secondo Matteo

La Lega sa bene che i voti del meridione contano.Per ottenerli ha dovuto congegnarsi. Dal cappello magico dell’alleanza con Berlusconi è riuscita a unire l’Italia contro il nemico straniero.
Nel frattempo, ha reso latente l’ anti-meridionalismo per cui è nata,confinandolo nei propri comizi.

Ciò che è latente diventa manifesto prima o poi, e in questo caso si ricorre alla stampa Berlusconiana, sempre pronta a soccorrere in aiuto del compagno di Governo.

L’articolo di Carmelo Abbate ovviamente è una pillola per addolcire il sapore amaro che lascia in bocca il seguente video:

Salvini coro contro i napoletani

Matteo Salvini lo vidi per la prima volta a “Tetris“ (LA7). La tentazione di considerarlo un politico quantomeno ragionevole è forte. Devo ammetterlo la sua estetica da “bravo ragazzo “ confonde per chi non conosce i retroscena del suo agire politico.
Oddio! “Retroscena” è una parola grossa.
E’ vero Salvini è un “politico non qualunque”.
E’ vero le sue proposte fanno discutere. Non per l’originalità,ahinoi!, quanto piuttosto per la mancanza di essa.

“Un popolo affamato fa la Rivoluzion”, cantava Rita Pavone. Quello che è sicuro è che in Italia la Rivoluzione non si farà mai. Non per mancanza di coraggio, ma per semplice menefreghismo. Tuttavia in mancanza di rivoluzione, abbiamo dei rivoluzionari, come Matteo Salvini. O meglio, vorrebbero farci credere che sotto l’aria acqua e sapone si nasconda un piccolo rivoluzionario.

Un Robin Hood che pensa di risolvere i conflitti inter-culturali adottando misure sconfitte dalla Storia, come selezionare l’utenza dei mezzi di trasporto in base all’origine etnica.

La viscerale passione per la politica di Salvini nessuno la mette in dubbio. Tuttavia, qualcuno dovrebbe informarlo che non è sufficiente propinare l’ideologia vecchia di inizio novecento ai contemporanei per essere un politico degno di nota. Ne tanto meno essere tifosi del Milan è un merito politico. E non lo è avere una “carriera universitaria sfortuna”. Non dovrebbe. Ma se pensiamo che la maggioranza degli studenti Italiani concludono gli studi in avanzata età, si verifica un fenomeno di empatia tra Salvini e il suo “popolo”.

La trincea politica dell’ On.Salvini io la rispetto. Tuttavia, qualcuno dovrebbe ricordargli che essendo parte del Parlamento, rappresenta il popolo italiano e non i Milanesi.

“Quando non è al parlamento europeo è qui , fra la sua gente. Probabilmente li conosce tutti (o quasi) per nome e cognome “. Immagine idilliaca, sembra una descrizione tratta dalla Bibbia. Uno di quei racconti in cui Gesù appare in tutta la sua misericordia verso i deboli e gli affamati.

Matteo Salvini non può essere un fanatico, come molti pensano. Abbate infatti ci illumina sui suoi gusti letterari e musicali, tendenti a sinistra. Uno che legge Giorgio Bocca e che ascolta l’anarchico De Andrè non può essere quel “fascistone” che molti credono.

Ovviamente,l’articolo si conclude con la citazione dei cavalli di battaglia della Lega: sicurezza,immigrazione,lavoro.
Come a dire, Matteo Salvini avrà anche cantato quei cori contro i napoletani ( e non contro i tifosi napoletani,come afferma Abbate), ma ricordate la criminalizzazione dello straniero che ha messo in scena lui e il suo partito per il suo “Popolo”.

Chi non avesse letto la mia opinione in merito al “popolo” può cliccare qui : Politica italiana,tra Populismo e Megalomania.