Improvvisamente la parola “sociale” è tornata di moda. E non sociale ma “social” . Perché se è vero che volevamo difendere la compagnia di bandiera dai cattivoni “stranieri” , è vero anche che le parole straniere hanno pur sempre un certo fascino. Chiamarla “carta sociale” non le avrebbe reso giustizia.

Il welfare non è più eliminazione delle diseguaglianze sociali ma una bella presa d’atto politica della povertà con conseguente elemosina.

Ed è ora che i “soliti comunisti” colgano il senso di tutto ciò . La social è più Hope che Card. Molti si chiedono a cosa servono i quaranta euro mensili.

Io dico che servono.

Servono eccome.

Il prezzo di mercato per comprare il nostro think-positive e le nostre speranze è stato valutato per quaranta euro. Spiacente signori. Il mercato ha deciso così, non prendiamocela con i nostri governanti. Quaranta  euro è un ottimo motivo per coniare uno spot elettorale. Potranno mai i “poveri” essere ingrati e non sostenere il governo alle prossime elezioni. Quaranta euro permette al ministro del welfare Sacconi  di elogiare il governo per aver dato rappresentanza agli “ultimi degli ultimi” . E come direbbe il grande Gaber  quaranta euro sono quel  sociale che è “l’alibi dell’uomo di sinistra ma è l’alibi dell’uomo anche di destra che in fondo del sociale se ne frega”.

Per chi volesse leggere l’intero testo della canzone (e credetemi ne vale la pena) clicchi qui

Il sociale.

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