Ritornate alle case tranquille
alla pace del tetto sicuro,
che cercate un cammino più duro?
che volete dal perfido mare?
Passa la gioia, passa il dolore,
accettate la vostra sorte,
ogni cosa che vive muore
e nessuna cosa vince la morte.
Ritornate alla via consueta
e godete di ciò che v’è dato:
non v’è un fine, non v’è una meta
per chi è preda del passato.
Ritornate al noto giaciglio
alle dolci e care cose
ritornate alle mani amorose
allo sguardo che trema per voi
a coloro che il primo passo
vi mossero e il primo accento,
che vi diedero il nutrimento
che vi crebbe le membra e il cor.
Adattatevi, ritornate,
siate utili a chi vi ama
e spegnete l’infausta brama
che vi trae dal retto sentier.

Carlo Michelstaedter

Nei momenti meno soliti mi soffermo a vari pensieri.
Pensieri scollegati dalla realtà che in qualche modo mi catturano l’attenzione.
Il suicidio.
Spesso sono animi abbandonati da tutto e da tutti .
Ma non spesso potrebbero essere altro?
Perché ostinarsi a considerare il suicidio una morte null’altro che patologica. Il suicida : il poverino che va salvato da se stesso.
“Non spesso” io considero il suicida un disadattato sociale. Ma non nell’accezione negativa dei termini. E’ semplicemente un non-conformista. In fondo ognuno di noi è non conformista a modo suo.
Si va dal no-global che odia jeans e simili al….suicida.
Se crediamo nella libertà, se crediamo che la nostra vita siamo noi a riempirla di significati dobbiamo per onestà intellettuale ammettere che altri da noi hanno diritto a considerare la vita un non-senso e agire di conseguenza.
Fa paura accettare questa verità.
L’uomo mediocre impiega tutti i suoi mezzi perché la società segua la “retta via” e abbandoni quella del caos.
Un esempio studiato dai psicologici è Carlo Michelstaedter che a 23 anni si tolse la vita. Il ragazzo nasce a Gorizia nel giugno del 1887 e muore sucida il 17 Ottobre1910. La sua carriera scolastica è a dir poco brillante. Supera la maturità classica si iscrive a Vienna alla facoltà di matematica e due mesi dopo alla facoltà di lettere di Firenze . Si spara un colpo di pistola dopo aver finito la tesi.
Dallo studio fatto su di lui attraverso i suoi scritti gli psicologici non hanno rilevato segni di depressione. Insomma un ragazzo “normale” , particolarmente attaccato alla vita, con una particolare sensibilità . La tesi viene scritta in maniera ossessiva senza mai distaccarsene, i momenti di inattività sono nulli. Nessun sintomo che faccia pensare alla depressione.
L’unica “anomalia” è il tema ricorrente del suicidio nei suoi scritti.

Annunci