Bologna e i miei vent’anni.
Bologna m’aveva attratto a sé promettendo di sverginarmi dalla vita. Vita ed esperienza.
Quei stupidi sorsi d’esperienza che l’esistenza m’aveva concesso non mi completavano mai.
Ero alla ricerca della Madre delle esperienze. Si, intendo dire quella giusta che m’avrebbe permesso di prendere la vita sotto forma di pillola. Una sola volta con mani decise afferrare il bicchiere e…….Glu….ingoiare. Sarei diventata vita.

La scalinata che conduceva allo studentato aveva un inclinazione fin troppo accentuata.
Quaranta scalini messi lì per me. Nessuno individuò mai il loro potere salvifico :vi era una leggera vetrata oltrepassata la quale qualsiasi frammento di Bologna fosse rimasto in te svaniva.
Io mi riprendevo un po’ di me e ridavo alla città l’odore di kebab e il profumo della ragazza russa che mi camminava dietro.

Gradino, gradino, gradino…..

Tornavo così dalla mia dolce compagna di stanza : Maria.

Maria era molto convinta e più scorreva il tempo e più lei era convinta.
Non passava domenica del mese senza che lei non onorasse le sue convinzioni. Ancora nel letto caldo sentivo il suo respiro per casa,le ante dell’armadio tornavano nella posizione d’origine, la chiave girava nella serratura e via! Verso la parola del Signore.
Poteva non esistere un Dio? Infondo se il cattolicesimo è sopravissuto in tutti questi anni qualcosa vorrà dire. Non proferivo parola e divoravo di sguardi le sue mani che sorreggevano sofismi su Dio. Maria la cattolica godeva della mia illimitata comprensione.
La lasciai illusa e non credo che intuì mai della mia devozione . Come poteva? L’amicizia celava tutto.
Nei silenzi della notte fissavo la piccola collina a cui il suo corpicino aveva dato vita da sotto le coperte. I suo fianchi mi modellavano in testa pensieri. Iniziai a considerarla un piccolo dono del Dio in cui non credevo. Anzi Dio voleva dimostrarmi la sua esistenza tramite questo dono.
I fianchi di Maria modellavano la mia concezione di Dio : l’essere supremo doveva dunque esistere ed aveva intuito la mia necessità di lavare l’anima. E chi meglio di Maria la cattolica? Il profumo del suo candore mi rispolverava dai miei peccati.
Non avevo debiti verso Dio ed i miei “peccati” erano violazioni alla volontà dei miei genitori. Nessuno più di loro era lontano dalla religione, e nonostante che dal 1991 in poi abbia sentito storie di come mio padre si ribellasse al comunismo, io credo che appena un po’ credessero a Marx e all’oppio dei popoli. Il concetto di “peccato” esisteva anche nell’Albania comunista .Non aveva sembianze cattoliche ma i meccanismi mentali che si generavano non variavano di molto. Dunque era “peccato” tutto ciò che gli altri non facevano e tu si,il regime imponeva la parità assoluta e questo ovviamente valeva anche per il corso che la vita doveva seguire.
Il concetto di peccato credo fosse in qualche modo collegato alla “vergogna”….tutto ciò che era “vergognoso” diveniva un “peccato” verso la società e verso Madre-partito.
E fra le quattro mura del focolare domestico assorbi mio malgrado il “peccato vergognoso”.
Maria…..
Maria scandiva le sue parole con fare da maestrina :”sai, devo fare di tutto per non distaccarmi dalla religione, devo andare in chiesa più spesso, dicono che quando studi medicina ti allontani da Dio.”
Il mio pensiero rimaneva sospeso. Io non avevo bisogno di Dio ma della sua integrità morale si. Lei era l’essenza pura a cui aspiravo, una piccola donna dalla identità definita e sicura. Io ero una piccola donna d’essenza liquida che vagava in cerca di un io. L’accompagnavo ai suoi incontri pomeridiani con il gruppo religioso e mi misi addirittura la sua bibbia sul mio comodino. Speravo di trovare fra le righe il segreto dell’aurea di purezza di Maria la cattolica.
Io godevo della sua comprensione illimitata. Tutti i piccoli segreti della mia esistenza sussurrati alle quattro del mattino dopo estenuati e contorti ragionamenti non varcarono mai la porta della nostra cameretta. Maria la cattolica non si scandalizzava di nulla. Era sempre indulgente verso di me. Non disse nulla neanche quando le riempì la stanza di immagini di nudi femminili.
Ricordo il sottile piacere intellettivo nel fissare quei corpi non un piacere saffico ma la necessità di convincermi che per quanto liquida era la mia personalità io ero pur sempre uno di quei corpi…..

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