Appesi al vecchio attaccapanni di stanze sconsacrate le estasianti verità che a bordo dell’aeroplanino ci hanno sparato giù nello stomaco,tappandoci naso e orecchie, che rimane?

Ad ogni angolo mendicanti papali e simil – papali supplicano di condirti l’anima e regalarti la fede necessaria per scavare nella matrioska dell’essenzialità.

Che i fedeli vengano a noi! L’onnipotenza falsata dall’abito che si fa monaco promette quantum d’essenzialità.

Ed io, nella stagione della tempesta ormonale ,un po’ mi vergognavo dei miei seni.

Lucia si innervosisce del mio aspetto, di me senza grembiule, e di me così donna rispetto a Stella.

La maestra Lucia è attenta alle formalità:                                                                                                                                                                                                         quel maledetto grembiule dov’è finito?
E quel vestitino perché è così estivo?
E il grembiule?

La stanza si restrinse e mi segui nell’atto di disinfettare la terra con i polpastrelli,azzannarla,ribaltarla, e farne la cuccia delle mie paure.

I muri e gli occhi di studenti compagni si amalgamarono in un quadro nero e si spiaccicarono nella memoria del futuro.

Lucia era una suora di clausura,convulsa nella gestualità di mani che oscillavano sul nero della lavagna,non aprì mai patte di nessun genere.

Io lo so.

Lucia conservava la verità della fede cattolica e nelle domeniche grigie della sua esistenza veniva trascinata a messa dalla collana di croce d’oro.

La disperata Lucia aveva venduto l’anima alla Trinità del Dio Bigotto,aveva adottato noi studenti sperando che le regalassimo soddisfazioni per i suoi patetici ed inverosimili istinti materni.

Io le regalai le mie esperienze meno monotone.
Le patte aperte della mia esistenza gliele infilo nella buca delle lettere e con sollievo gliele dedico a Lucia e alla sua sporca frustrazione.

Le regalai l’avaria della moralità che lei non mi avrebbe mai concesso.
Certo, vomitando un Padre Nostro mi avrebbe abbracciata e perdonata perché il Signore perdona tutti.

Per fortuna Lucia non ebbe la possibilità di redimermi e anni dopo ,nella stradina dietro casa ,non la salutai.

Come puoi salutare Lucia e fare quei retorici interrogativi ?

“Come stai?”

“Lucia io sto bene.E tu?Penso a te quando davanti allo specchio mi spalmo il rossetto rosso.Lucia (le afferro la mano per non farla fuggire davanti a se stessa) io ringrazio Dio( Lucia è ovviamente particolarmente sensibile a un discorso che inizia con “ringrazio Dio” ) della sana immoralità di una vita che osa. Lo ringrazio di non avermi gettato nella convenzionalità dei tuoi superflui sospiri e del tuo essere maestrina di pseudo pargoletti e di subentrare con l’indelicatezza della presunzione religiosa nella sensibilità degli altri …….”

In fondo, a singhiozzi il disprezzo mi permetteva un senso di riconoscenza : l’incarnazione fatta maestrina era l’ideale di donna da sputare,in maniera assoluta.

Infondo attaccare Lucia ,nelle stradine di una cittadella meridionale, spoglia della sua scuola e della sua Chiesa sarebbe stato un atto da vigliacca.

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