La dea bianca di fronte a me, pensavo si fermasse ad Assisi. E’ accinta da un foulard arancione e rosso, con dei pallini marroni. Non un foulard, una pashmina. Ecco, questo termine rende giustizia alla Signora.                  “Pashmina” :l’occidente ha perso il sapore del mistero nella massificazione della mediocrità. Non ha lasciato nulla al caso. Ha dipinto il quadro perfetto dell’idealità nella pulizia e nell’ordine plastificato di mercati dalla frutta lucida. Oh quanto ho amato la confusione nel cassetto di mio zio! Eccola l’Albania per me, racchiusa nel cassetto di mio zio l’infermiere. Oggetti comunisti che non lasciavano spazio a quelli occidentali. E la matita bi-color: rosso e blu. Si,la matita. Le sorti mentali della mia terra intrecciate alla matita di mio zio. Morto lui, consumata essa, eccola la mia Albania, finita,dimenticata. Nessun aggancio né fisico né mentale.

La pashmina: l’occidente spasima per un po’ d’oriente. Sogna terre magiche, e in Patria si consola : rinnova il vocabolario con suoni orientaleggianti. Ma si! Una trama di Attrazione- repulsione tra terre d’est e d’ovest, come nelle strazianti storie d’amore. Tormentate ma vere.

La Signora ha la semplicità dei fiori,dei campi in bianco e nero nelle foto dei “figli dei fiori”. Immagino sia lei la nuova anticonformista: foulard etnico acquistato nei bazar occidentali tra i sorrisi di ammiccanti mercanti. Sorrisi da clown che la mandibola fatica a sorreggere.
Tra acrobazie irrealmente inventate , io avvolgo il suo corpo con il sari. La maglia bianca e i pantaloni bianchi le conferiscono la purezza del sogno, ma la sua essenza è il sari. Sebbene il DNA del creato sia l’ossimoro,ristringere la propria complessità psicologica in abitini bianchi quando si è degni del sari , è lo schiaffo alla ricerca d’equilibrio per cui siamo nati.

La sbircio. Lei e il suo viso pulito. Le labbra sporgenti,disidratate,se non fossero contestualizzare potrebbero essere le labbra di un attrice Hollywoodiana. Mi emoziona,la Signora. Mi aliena dalla poltrona del lurido treno, traslata nel silenzio di un museo di New York, attonita osservo un quadro dei denti di ballerine in punta di piedi, fatalmente tese, fatalmente allegre.

M’immedesimo nella Signora. Non chiedo “permesso”. Il treno ridimensiona lo status di ogni individuo. L’unica identità che è attribuibile, è quella del viaggiatore. Non che qualcuno mi abbia mai confessato “si,io sono un viaggiatore!” .Lo presumo. E con la stessa presunzione intuisco la sua libertà. Ha insabbiato le rughe,ha fermato in tempo la catastrofe della vecchiaia,è risorta dalle ceneri delle paure, ha sospeso nella vacuità del non-pensiero i se e i ma del degrado umano :la senilità.
Io non so come si possa,ma Lei ha trovato la libertà.
Io la libertà spero di sorprenderla nelle istantanee del mio riflesso sulla vetrata del treno.

Pane,olio e sale. Camminare scalzi. Giocare scalzi .La voce autoritaria della nonna. Ecco la mia libertà, la sola libertà-liberazione di cui abbiamo goduto, nell’infanzia. Senza speculazioni filosofiche è stata trovata senza cercare.
Ora, indosso scarpe di pelle, il pane e l’olio lo schizzo di champagne, e m’indigno contro l’autorità.
Che sia il senso di protezione? E mi torna in mente Enrico Brizzi e il suo Bastogne : “Ci stavo spesso,quand’ero piccolo,da nonna, e tutto mi sembrava solido, e pensato apposta per proteggermi”.

(E nello stesso istante penso a una frase di non ricordo chi tra le pagine di un mio vecchio diario: gli uomini son davvero meschini,sono disposti a vendere la libertà per un po’ di sicurezza)

La borsetta rossa della Signora,gonfia, compatta, dentro quei pochi metri quadri riesce a trovare spazio per tutto ciò di cui ha bisogno. Io viaggio accompagnata dal meno indispensabile. Ricordarti il libro di Pessoa,la fissa martellante prima di ogni partenza. L’astinenza dalla mia essenza nelle camere d’albergo potrei sempre colmarla leggendo l’inquietudine di Pessoa. Pessoa è la conferma che io_ si!_ sono ancora io. Quieta lo sradicamento che trascino dietro dalla Prima Volta che venni in Italia
Crollasse il mondo! Le meteoriti estinguano i grattacieli!Diluviasse il diluviabile!
Io non mi scompongo: leggo e il flusso di pensieri simbiotico tra me e Lui è l’essere intatta.
Ritrovo me stessa, e pur non pensandolo affatto, io ci credo: “Il mio superpotere è essere me stessa” (Come lo spot della Coca-Coca vorrebbe farci credere).

Dalla borsetta rossa estrae il libro goffamente rettangolare. Non solo la forma, ma anche le figure stilizzate,dai colori vivi, ricordano i libri del catechismo,il fresco delle stanze di una Chiesa del sud il sabato pomeriggio e l’avventura nelle avventure di Gesù. E quei ragazzi che erano li con me ora dove sono? A quel tempo erano ribelli,strillavano tra le urla della catechista. E ora? Accompagnano i loro figli alla messa domenicale, perché,si sa,lo spirito fanciullesco ha bisogno di essere formato, mentre loro si lasciano formare nell’alcol di bar meridionali.

La Signora ha superato la cosiddetta mezz’età. Disorienta e Consola il suo non-aspetto da massaia. Le donne si cristallizzano nei ruoli attribuibili loro dagli uomini. Che sia un retaggio dell’infanzia? Il padre diventa il fidanzato : la sfilata sulle decoltè numero 40 ,le moine di compiacimento,le gesta non mutano negli anni. Muta il destinatario,ora sono per lui. Per l’uomo-compagno.
Non posso non disprezzare le massaie per destino : hanno seccato ogni ambizione femminista nel concedere il concedibile al Maschio. La debolezza dell’attimo d’amore la paghi con la storia (e nella storia). E con i secoli. Il clichè del “Sesso Debole” che si perpetua all’infinito. Come se non potesse essere altrimenti! Ah, la debolezza femminile!

Qual è il segreto della Dea Bianca?
La fede? Si, la fede. Ecco perché pensavo si fermasse ad Assisi.
La Bella Pellegrina, per debolezza s’è concessa al suo Dio. Eppure non vi sono rughe da debolezza. Sguardi di debolezza. C’è la luce. La luce della libertà e delle verità.

In fondo Miller aveva ragione : “Peccato che abbia dovuto usare Cristo come gruccia, ma d’altra parte cosa importa come ci si accosta alla verità,perché la si trovi,e si viva di lei?”.

La Signora scende a Perugina, portandosi via l’ombra della fede.

La fede.Chissà!Chissà!

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