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“Sai,io penso di andare in Germania. Qua in Italia qualsiasi cosa faccia rimarrò  sempre una “donna dell’est”. Una mia amica dell’est dixit.

Sapete, credo sia in atto un meccanismo psicologico simile a quello che accade con i bambini. Gli psicologici (che ultimamente iniziano a darmi leggermente fastidio, poiché analizzano “noi del web” come malati, borderline, emarginati sociale: ma questa è un altra storia) dicono che a fuoria di educare i bambini più vivaci a suon di “sei un bambino cattivo”, questi bimbi alla fine diventano veramente così. Il motivo è semplice: vogliono riconoscersi nello status di “bambino cattivo” che il genitore affibbia loro. Ecco! Con gli stranieri accade la stessa cosa. Non che a furia di dare del criminale ,lo straniero diventi criminale, ma alla fine chi rimane qua lo è. Lo è per due motivi principalmente. Il primo è noto a tutti, anche Travaglio l’ha sottolineato, i criminali sanno che in Italia la certezza di pena è variabile come il tempo in Aprile. Nessuna certezza,insomma: piove,non piove,forse si,forse no. Forse si, ma nel caso dura poco.

Poi un altro motivo per cui in Italia non rimane chi vale: non ha nessuna possibilità di integrarsi. Dunque se vogliamo parlare di “selezione” di buoni immigrati, gli Italiani fanno di tutto per selezionare i peggiori. Scrivono di noi sui giornali come se noi non esistessimo. Vi cito una serie di frasi apparse sui giornali: da notare che si parla di ” immigrati” come un ‘entità lontana nello spazio e nel tempo con cui non si ha la possibilità di comunicare per sentire il loro parere:

“Basta con le scuole piene di immigrati”

“Carta di soggiorno,gli immigrati paghino”

“Milano premia i “cacciatori” di immigrati”

“La sinistra di Rovigo paga, gli immigrati se ne vanno”.

E termino qui, ma si potrebbe continuare (quasi) all’infinito.

Insomma, fanno di tutto per stereotipizzarci. Nel caso in cui uno che viene dall’estero sia effettivamente come lo stereotipo vuole che sia ,non ha nessuno motivo per fuggire dall’Italia. Anzi, si sente compreso come non mai. Si sente capito così com’è sia dalle leggi (che non pongono un limite ai suoi istinti criminali) sia dalle persone che con lo stereotipo fanno di lui ciò che è. Dunque, il delinquente straniero non avrebbe nessuno motivo per spostarsi dall’Italia.

Seguendo questo ragionamento logico, proviamo a immaginare una persona che viene dall’estero con la sola intenzione di lavorare. Ovunque si giri, noterà lo sguardo di disprezzo “io sono russa”, “io sono albanese”. Noterà uomini pronti ad aprire le braccia, ma non per aiuto, perchè pensano di aver trovato una donna pronta ad “amarli”. Perchè lei è dell’est. Lei viene da lontano. Lei cosa può essere venuta a fare qua? La prostituta. E alla fine qua rimangono le prostitute, perchè chi non lo è, nell’immaginario delle persone lo diventa comunque . Che prospettive ha una donna venuta dall’est che non vuole prostituirsi qui in Italia? Andare all’estero.

Il discorso,ovviamente, è valido per chi è venuto in Italia da adulto.Io sono un altra generazione, io sono cresciuta qua, e non paura ad affrontare i pregiudizi della gente. Non ho paura di lottare pacificamente per dire “no,non faccio la prostituta”.

La notizia a cui sono dedicate le mie riflessioni potete leggerla cliccando qui:

Osimo, padre accoltella la figlia perchè si fidanza con un albanese.

La vicenda di cronaca non ha dell’incredibile: è una storia di disperazione e di razzismo. La disperazione di un padre stanco di dover supportare(o di aver supportato) una figlia con un bambino senza padre. Il razzismo di un uomo che crede di poter risolvere i suoi problemi famigliari eliminando l’albanese di turno dalla sua vita. Quante giovani donne in Italia vengono abbandonate dopo la nascita di un bambino? Non mi sembra che questi codardi (non saprei come definirli diversamente) abbiano tutti la patente dell’albanesità. Ovviamente, come detto in altre occasioni, luoghi comuni, mass-media, campagne d’odio portano ad associare il marcio della società unicamente con lo straniero.

Le Marche, se vogliamo proprio fare un discorso in generale, ed in particolare la zona in cui è avvenuta l’aggressione verso la giovane donna, non sono immuni dal razzismo. Il caso di cronaca in questione è ovviamente un caso estremo, ma piccoli episodi di xenofobia materializzati nella forma di disprezzo verso lo straniero sono diffusi. E diffusi sono anche (in misura minore) le storie di relazioni “miste” che i genitori del ragazz* italian* non approvano,unicamente per l’origine del partner.

Vi avevo un pò ti tempo fa raccontato la mia personale “avventura” al ristorante,seduta vicino a un individuo poco degno di nota proprio nelle vicinanze di Osimo : “un albanese” al tavolo affianco.

Tornando al discorso dei mass-media e mezzi d’informazione quello che subito m’è balzato agli occhi, cosa che ovviamente ho notato in più occasioni, è la mancanza del termine “ragazz*” prima dell’aggettivo di nazionalità. In questo modo, il protagonista di storie di cronaca tramite le penne e grazie alle penne dei giornalisti perde la sua connotazione umana, diventando l’altro, l’albanese e nulla più. L’utilizzo delle parole che i giornalisti fanno è importante, in quanto le parole non sono dadi lanciati al loro destino, ma nascondono concetti. Per poter trasmettere concetti in maniera corretta è necessario scriverli in maniera corretta. Se nell’analisi della realtà partiamo con il dire che” l’albanese” in questione è un essere umano in primis, e poi un individuo che proviene dall’Albania, il giudizio critico dato agli avvenimenti sarebbe senz’altro equilibrato dall’empatia e dalla comprensione.

Quando ero piccola e le maestra raccontava della shoa, io mi chiedevo come fosse possibile che un uomo,un animale dotato di razionalità, potesse arrivare a tanto? Poi ho capito: identificare l’altro con il nemico, con un simbolo che ci convincono esserci ostile è l’escamotage mentale che funziona, che abbatte quella razionalità che ancora conserviamo( ne è rimasta molta poca in realtà).

Per ultimo ipotizzo/descrivo come la società mediatica e politica ha interpretato o possa interpretare questo episodio.

Non so se il Tg1 della sera in cui è avvenuta l’aggressione abbia trasmesso la notizia, purtroppo non sono riuscita a vederlo per intero, di sicuro non era tra le prime notizie. Immaginatevi se fosse stato il padre islamico il colpevole e non l’uomo napoletano : ” fondamentalista islamico aggredisce la figlia perchè fidanzata con un Italiano” . L’accento del servizio televisivo sarebbe caduto sui musulmani che proprio non voglio integrarsi.

Altra ipotesi: la Lega, data l’origine napoletana della famiglia, potrebbe esclamare : “l’abbiamo sempre detto noi che i terroni puzzano e sono una razza inferiore ” . E tutte queste affermazioni mentre Savini in sottofondo canta la sua canzoncina preferita: Matteo Savini, parlamentare Lega Nord, ubriaco canta cori razzisti.

Bruno Vespa nel suo teatrino ci dirà che vuoi per un motivo (padre islamico esaltato) vuoi per un altro (padre napoletano esaltato) le relazioni bastarde (quelle insomma non tra gente di razza pura) non funzionano.

E tanti altri ed eventuali casi di rigiramento della frittata senza che nessuno parli di deriva razzista, senza che nessuno metta sul banco degli imputati gli “imprenditori del razzismo”*.

*Per ulteriori spiegazione sugli “imprenditori del razzismo” potete leggere il mio precedente post : Futuro sporco.

L’uomo “puttaniere” non pecca nel gesto ma nella concezione,secondo la quale con i suoi soldi non fa uso della dell’organo sessuale femminile ma della dignità.

L’uomo “puttaniere”, ahimè, realizza in maniera concreta l’ ideologia maschilista. E’ un estremista che ha figli minori: uomini che non hanno rapporti con le sex – workers, ma convinti che il machismo definisca la virilità.

I figli minori fan presto a dire “puttana” e s’illuminano della luce immacolata della santità con qualunquismi giustificatori: la donna provoca.

La donna non può provocare, non può essere affetta da “machismo“, e pecca nel desiderare il piacere. Come sottolinea il post di “femminismo a sud”: Ce l’abbiamo nel sangue:ovvero la fica come strumento del potere.

Noi donne sappiamo riconoscere lo sguardo del “puttaniere”
Ridimensioniamo : noi donne “puttane”, noi che non ammettiamo inquisizioni sul come e sul quanto “godere”,sappiamo riconoscere lo sguardo del “puttaniere“.

Noi,altre no.
Altre donne, donne di partito, donne comuni, sembrano aver bisogno della visione patriarcale.

Il femminismo per le pseudo – donnette è robetta da rivoluzionarie sognatrici.

Il puttaniere ha lo sguardo immobilizzato nell’istante in cui estrae il fallo a mò di spada, e anziché salvare la principessa,prova il piacere di “aversela comprata“.

Non si può far nulla, il “puttaniere” ha quello sguardo lì ,ovunque vada:
è la cosiddetta “faccia da porco”.

Si da il caso che un individuo del genere ,che a quanto pare è molto votato ed anche molto apprezzato nella nostra Italia o quanto meno merita sempre il nostro perdono, abbia incrociato la mia strada.

Lo osservo con discrezione, viene verso di me, prende posto vicino al mio tavolo,accompagnato da una signora.

Si, lui aveva proprio quello sguardo.

Una sessantina di anni,pelle bianca porcellana e cuore nero,capelli bianchi come la camicia, pantaloni blu scuro,scarpe blu e bianche. Non una piega nel vestiario.

Lo sguardo lo tradisce e il livello culturale trapela non solo dal pensiero ma anche dalla grammatica naif.

I tavoli del ristorante sono vicini quanto basta per rendersi partecipe dei discorsi altrui. A meno che non si abbia l’accortezza di moderare il tono.
Evidentemente il signore maceratese è al di sopra delle norme di buona educazione.

I ravioli con speck salvia e pinoli si godono meglio senza doversi subire un Berlusconi di noi altri.
Mr. Disprezzo era probabilmente convinto di essere a un comizio stile Circolo della Libertà, ma io non sono il pubblico della Brambilla e rimango sempre allibita della retorica fumosa e mal costruita(e se fossimo ancora al tempo del fascismo la Brambilla starebbe a casa a generare bimbi, seguendo ciò che il fascismo riteneva fosse doveroso per le donne).

Tra una forchettata e l’altra ,i semicerchi di sudore sotto la ascelle s’allargavano man mano che il signorotto si gonfiava il petto con l’ impresa trionfale del Premier : aver sconfitto la sinistra (e dati i tempi che corrono basta un soffio di vento).
“La sinistra dovrebbe solo vergognarsi ancora non ha capito che l’anti- berlusconismo non paga dovrebbero chiedere scusa e questo che gli elettori vorrebbero sentirsi dire ..” .

E grondava sudore in maniera imbarazzante.

E con convulsa verbosità teorizzava sui ballottaggi,sui comunisti, su quelle maledette città italiane piene di comunisti,sui comunisti che difendono quegli sporchi immigrati.

“Sono stato a Bologna e sai cosa fanno quei comunisti difendono un cinese..un albanese..non si può proprio andare in quei luoghi, è pieno di loro (stranieri) e di comunisti”

Ed ancora: un albanese che si occupa di non so cosa, che va a Tirana per gestire i suo sporchi affari, e poi ritorna qua,e poi tanti giri che un albanese,in quanto tale, non si dovrebbe permette di fare.

E Mr. Disprezzo vomita la parola “Tirana” ,la capitale dell’Albania, vestendola della propria sottocultura ed erigendola a capitale dell’albanese tanto funzionale a lui e a quelli come lui per quel viscerale senso di superiorità per cui si autocelebrano.

Mr. Disprezzo deve aver roteato gli occhi attorno. Deve essersi sentito protetto nel suo ristorantino tanto pulito. Si, pulito da “un cinese” e da “un albanese“.

Evidentemente io con la mia camicetta Benetton ero troppo simile a lui per essere “un albanese”.

Comizio stile “Circolo della libertà” : Piero Ricca vs Michela Brambilla.

E’ veramente una sorte atroce e beffarda quella che coglie in questo momento l’ amato/odiato Bel paese, una nazione che qualche secolo fa aveva fatto della sua diversità culturale una bandiera da portare alta ed in modo orgoglioso.
Sembra che questi principi che hanno reso “grande” la cultura italica, siano ora completamente dimenticati ed abbandonati alle volontà vendicative di persone cieche ed ignoranti impossibilitate nella comprensione della società da loro stessi creata.
La profonda ignoranza culturale che in questo periodo pervade la popolazione italiana rende le persone cieche davanti all’immigrazione che, se ben regolamentata e gestita, può essere vista come una risorsa preziosa per il nostro paese.
Come sempre in queste occasioni c’è da rifarsi alla storia del nostro territorio, da sempre un crocevia di razze e culture diverse che hanno contribuito a plasmare quelle che sono le caratteristiche culturali ed identificative del popolo italiano.
Proprio questo incrocio di conoscenze diverse è stato l’artefice di una popolazione illuminata che nel periodo rinascimentale ha risvegliato la cultura, la scienza e l’arte in tutto il territorio europeo attirando menti e cervelli da tutte le nazioni verso la nostra penisola.
Evidentemente queste semplici nozioni di storia stanno sfuggendo ai piani di innovazione del ministero dell’istruzione visto che nessuno sembra più ricordarsene.
Bene quindi a classi di alunni delle scuole elementari e medie dove la presenza dello straniero è limitata ad un 35% come se si trattasse di un virus da tenere sotto controllo.
“Una classe con troppi stranieri limiterebbe l’apprendimento dei ragazzi italiani” questa la versione ufficiale di coloro i quali hanno avuto la brillante idea….. meglio relegare il diverso e lo straniero in aule differenti dove allevare le loro menti alla cultura dello schiavismo e del lavoro senza diritti, in fondo è questo quello che vuole questo governo.
Ecco quindi la spirale del titolo del post, una spirale di odio, violenza e razzismo che andrebbe interrotta ma che invece è continuamente alimentata da delle decisioni politiche inqualificabili.
Immaginate una scuola elementare dove la presenza dell’immigrato, odio profondamente questa parole in quanto ormai sinonimo di disprezzo, sia limitata al 35% nella aule di quelli che la società considera i nuovi virgulti italiani.
Il bambino, non ancora in grado di discernere il bene ed il male ma già perfettamente in grado di giudicare con insolita ferocia, vedrà inesorabilmente degli individui da cui tenersi a debita distanza, degli esseri da distaccare e trattare con disprezzo.
Generalmente in questi casi il compito educativo è appannaggio degli insegnanti e della famiglia ma purtroppo per noi in Italia abbiamo insegnanti poco preparati da questo punto di vista e famiglie fortemente predisposte al razzismo specialmente nelle zone dove queste presunte “belle idee” fioriscono ogni giorno.
Cercare l’integrazione con queste popolazioni evidentemente è uno sforzo mentale e culturale troppo grande per coloro che vorrebbero vedere l’immigrato lavorare nella “fabbrichetta” di famiglia senza diritti ma solo con tre doveri: accontentarsi di un basso salario, lavorare e rimane a debita distanza dalla nostra società idealmente perfetta.
Questo è inaccettabile in un paese che si dichiara evoluto e civilizzato……ultimamente ho dei seri dubbi su entrambe le definizioni.
Ecco che in questa fase di non educazione al rispetto abbiamo la formazione del razzista, in realtà possiamo, secondo il mio modesto parere, identificare ben tre tipi diversi di individui in questa categoria:
1. Il razzista puro: è colui che, ispirato da Calderoli, considera diverso l’essere umano che non proviene dalla padania, una sorta di arianesimo “de no altri”. Questa personalità tende ad escludere qualsiasi rapporto con esseri di “razza” diversa e predica l’intolleranza anche verso gli appartenenti alla propria nazione purché al di sotto del Po’.
2. Il razzista tollerante: questo tipo di razzista si nasconde dietro alla frase “a me non importa se vengono qua l’importante è che io non abbia a che fare con loro”, questa categoria è forse più spregevole della prima perché si nasconde dietro a un velo di apparente indifferenza verso il problema dell’immigrazione ma, alla prima occasione, lo si può trovare sulle bancarelle dei cinesi a sfruttare l’occasione di acquistare abiti a prezzo stracciato non curandosi della modalità di confezionamento dei capi evidentemente creati sfruttando persone più deboli.
3. Il razzista occasionale: in questa sottospecie il sentimento razzista si manifesta in caso di grandi avvenimenti o fatti di cronaca che risollevano il problema dell’immigrazione, lo si può vedere inveire in piazza contro qualsiasi nazionalità, diversa dalla sua, intenta a camminare tranquillamente sul suolo patrio.
Tutte queste specie diverse hanno in comune una profonda stupidità e una altrettanto preoccupante forma di “deficienza culturale”.
Lo schermo televisivo è il loro solo ed unico punto di riferimento e sono facile preda dei governi i quali, sfruttando le loro ridotte capacità di capire il tempo in cui vivono, li manipolano a piacimento.
Prendiamo il recente fatto di cronaca di Guidonia, immigrati che prima picchiano il ragazzo e poi stuprano la ragazza.
Le azioni commesse vanno condannate senza mezzi termini, senza sconti di pena o favori di tipo legale, i responsabili devono pagare per intero la loro pena; personalmente ritengo quelle persone non degne dell’appellativo di essere umano.
Quello che però lasci sconcertati è la reazione della popolazione locale e nazionale, lo scatenarsi di una specie di caccia alle streghe con folle pronte ad aggredire i colpevoli appena fuori da una caserma delle forze dell’ordine.
Possibile che non si riesca a capire che le “streghe” sono anche a casa nostra o forse presi dalla foga della ricerca di un capro espiatorio dimentichiamo i fatti del 31 Dicembre quando un ragazzo italiano, dopo un’intervista televisiva dove raccomandava ai suoi coetanei e compatrioti di non “fare cazzate”, si dilettava con uno stupro? “No, questo è un caso diverso” dirà qualcuno ” il povero giovane aveva bevuto, il ragazzo è scusato e poi una cazzata la si perdona a tutti” e no, mi dispiace, qui non si parla si semplici cazzate ma di questioni che segnano per sempre la vita di un altro individuo ma si sa lui è italiano e quindi ignorato dai media e, felice di un procedimento penale che lo porterà ad ottenere una pena infima ed inutile, sarà gettato nel dimenticatoio nell’arco di due o tre mesi.
Questa forma, tutta italica, di amnesia fa si che giovani ragazzi, poco più che maggiorenni, abbiano appiccato il fuoco su di un indiano di 35 anni giusto per provare emozioni forti, potevano provare sulle loro membra sicuramente le emozioni sarebbero state più intense.
Bene, volete la mia verità su questa società italiana dalla quale sto sempre più prendo le distanze?
Tutto si riassume in poche parole :CERTEZZA DELLA PENA.
Il delinquente in Italia è tutelato dagli stessi politici che, pur di salvare le loro flaccide chiappe da mafiosi e delinquenti (e non faccio esclusione per nessuna fazione, destra o sinistra che sia), si permettono di abbassare le pene per i reati di tipo finanziario.
Sarebbe leggermente troppo sospetto però decurtare le pene solo per questo tipo di reati quindi facciamo una bella riforma generale, togliamo la passibilità di entrare in prigione per i cosiddetti reati minori.
Peccato che i reati minori comprendano anche stupri, reati di pedofilia, furti ed addirittura omicidi se svolti in particolari condizioni e magari da soggetti incensurati.
I giudici e le forze dell’ordine, dal canto loro, hanno le mani legate da leggi ingiuste costruite in modo perfetto intorno agli individui da proteggere senza considerare gli effetti collaterali delle stesse.
Meglio quindi cacciare l’immigrato che ha commesso un reato con un inutile foglio di via che non verrà mai rispettato piuttosto che modificare le leggi che salvano il fondoschiena di quelli che siedono nelle dorate poltrone di camera e senato.
Quindi cari italiani per un attimo mi sento in grado di dare un consiglio a tutti voi, smettete di dimostrare tutta la volta ignoranza verso coloro che hanno sbagliato ma in più hanno la colpa di essere stranieri, scendete piuttosto in piazza per esigere le teste di coloro( leggi politici) che da sempre rendono le strade meno sicure per salvaguardare il loro prestigio personali ed i loro sporchi e luridi interessi.
In questi casi citando Gaber: Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono…